Tutti pensavano che se ne fossero andati,tutt’altro..sono sempre rimasti.

«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete»

Sicilia le Marocchinate

Le prime violenze del Corpo di Spedizione Francese iniziarono con lo Sbarco in Sicilia che solo grazie ad una popolazione molto determinata si riusci ad arginare il fenomeno. Il generale statunitense Patton, durante la preparazione dello sbarco in Sicilia nel giugno 1943, aveva chiesto di unire alla propria armata un battaglione marocchino in rappresentanza dell’esercito francese. Fu così che il generale francese Giraud mise a disposizione il 4° Tabor comandato dal capitano Verlet.
Si trattava di un reparto che rispecchiava la struttura tribale (goum) ed era composto da 58 francesi, per la maggior parte ufficiali e sottoufficiali, 832 marocchini, principalmente goumiers (soldati semplici) e 241 animali tra cavalli e muli. Fornito di armi americane il Tabor fu fatto sbarcare il 13 luglio a Licata. Mentre i combattimenti continuavano a impegnare la prima linea, a Capizzi invece si verificava una singolare guerra privata tra marocchini e capitini. I goumiers erano facilmente riconoscibili dal loro vestiario, indossavano infatti un ampio camicione, il cosiddetto barracano, e portavano i capelli intrecciati e unti. Il loro aspetto esaltato era accompagnato dall’eco del loro comportamento e la fama delle loro imprese aveva di gran lunga preceduto il loro arrivo a Capizzi, creando ansia e preoccupazione nella popolazione.Involontariamente gli stessi americani contribuirono ad alimentare la paura invitando la popolazione a ritirare prudentemente le famiglie dalla campagna per evitare facili aggressioni, come quella avvenuta in contrada Ruscina dove due donne erano state violentate. L’accampamento dei marocchini a Capizzi era al Piano della Fiera e a M.Rosso, molti civili erano stati fermati all’ingresso del paese e alleggeriti di portafogli, orologi e oggetti d’oro, agendo alcune volte anche con violenza. Caso esemplare fu l’episodio di un furto di orecchini, tolti con forza dalle orecchie di una donna, fatto che costò caro ad un marocchino che per ordine di un ufficiale fu legato alla coda di un cavallo poi lanciato al galoppo. I marocchini allo stesso modo si distinguevano anche per le ruberie galline e pecore. I capitini dopo un primo momento di sgomento iniziarono a reagire: alcuni goumiers vennero bastonati, ad altri venne invece mostrata una corda per intimorirli, temevano infatti la morte per impiccagione che, secondo le loro credenze, avrebbe impedito alla loro anima di giungere in paradiso. Molti vennero impiccati o uccisi a colpi di accetta. In contrada Salice due goumiers furono impiccati e lasciati a penzolare su due alberi. Vicino a Spezzagallo altri due furono uccisi a colpi di accetta perché sorpresi a rubare. Altri morirono in contrada Mercadante uccisi da contadini adirati per dopo aver visto foraggiare i cavalli con i covoni di frumento. Due cadaveri furono rinvenuti in un casotto all’Addolorata. Un altro invece fu trovato morto dopo alcuni mesi, con ancora indosso il suo caratteristico costume, in un pagliaio di Pardo. E’probabile che altri ancora abbiano trovato la morte nelle campagne.Dopo la caduta di Troina il Tabor riprese la sua marcia a protezione dei fanti del 60° reggimento. Dopo l’occupazione di Messina, avvenuta il 17 agosto, il Tabor fu tenuto fuori dalla città e il 23 ottobre fu rimpatriato col suo carico di elogi e di gloria conferitagli dai generali alleati.

a)Anziani picchiati e seviziati col ferro rovente, condannate le belve.Sette anni e quattro mesi a testa per le due belve, fuori di metafora due giovani marocchini, che avrebbero seviziato due anziani durante una brutale rapina in abitazione a Piacenza D’Adige arrivando, secondo questa ricostruzione dei fatti, anche a tormentare la donna con un ferro da stiro per farsi rivelare un nascondiglio di soldi che neppure esisteva.Il processo con rito abbreviato si è celebrato nella mattinata di martedì 31 ottobre di fronte al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini. I fatti, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbero risalenti al 20 luglio del 2016 il 20 luglio scorso, a Piacenza d’Adige. A disporre la misura detentiva era invece stato il giudice del Tribunale di Rovigo.
I due marocchini – un terzo è latitante, destinatario di un mandato di arresto internazionale che ancora non si è riuscito a eseguire – sono accusati di avere seviziato due anziani di 87 e 86 anni, a botte, torturando anche l’anziana con un ferro da stiro per portare via 300 euro e alcuni gioielli, poi venduti da altre due persone in un negozio del tipo compro oro di Rovigo. I due marocchini erano stati arrestati al termine di una complessa indagine dai carabinieri e il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovigo aveva disposto il carcere.
Dopo l’arresto, nell’ottobre del 2016, il tribunale del Riesame aveva disposto la scarcerazione per uno di loro. Nella mattinata del 31 ottobre, la sentenza, al termine del processo con rito abbreviato.

b)Due fratelli marocchini e il nigeriano, sono stati condannati a nove anni e otto mesi. Il 25 agosto avevano stuprato una polacca e un trans.Oggi tre belve del branco, che avevano aggredito, pestato e stuprato una coppia di giovani turisti polacchi e di una transessuale peruviana, sono stati condannati a nove anni e otto mesi di carcere.

c)Trattasi di Youness Razzouki, 31 anni residente a Gazzo Veronese, Rachid El Haddaoui, di 25, e Khalid Chaid, di 30, entrambi senza fissa dimora ma comunque bazzicanti tra la Bassa Veronese e l’Est mantovano. Rapina in concorso: è l’accusa con cui sono stati condannati i tre marocchini che la sera del 9 febbraio 2017 irruppero nella villetta di due anziani coniugi a Masi (Pd), i quali vennero poi immobilizzati alle sedie con nastro da pacco, minacciati ripetutamente e infine derubati di soldi (200 euro), gioielli di famiglia e persino di un cappotto. Un’esperienza traumatica che a più di un anno di distanza è rimasta scolpita nelle menti di Bruno Pevarella, ex impresario edile di 84 anni, e alla moglie Velia Correzzola, casalinga di un anno più giovane. A colpire fu l’immotivata violenza subita dalle vittime, sentitesi sollevate solo dopo che i carabinieri di Este ebbero arrestato al termine di una complessa indagine la banda di nordafricani. Trattasi di Youness Razzouki, 31 anni residente a Gazzo Veronese, Rachid El Haddaoui, di 25, e Khalid Chaid, di 30, entrambi senza fissa dimora ma comunque bazzicanti tra la Bassa Veronese e l’Est mantovano. Decisivo, ai fini di imprimere una svolta decisiva alle ricerche dei malviventi, fu l’arresto, a distanza di pochi giorni dalla rapina nel padovano, di Razzouki, sul quale pendeva un ordine di carcerazione per furto in abitazione, da parte dei carabinieri di Mantova a seguito di un normale controllo stradale. Razzouki, che si muoveva insieme ai complici su una Ford Mondeo intestata alla compagna, fu trovato in possesso di alcuni preziosi prelevati furtivamente dalla casa degli anziani coniugi. Inoltre, nella cella del carcere di Mantova dove l’uomo si trovava recluso, vennero rinvenuti gli abiti utilizzati il giorno della rapina. Ricostruendo i contatti e le abitudini di Razzouki, su disposizione del sostituto procuratore di Rovigo, Monica Bombana, i carabinieri risalirono all’identità degli altri due rapinatori. Il Gup Pietro Mondaini ha comminato una condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione a El Haddaoui, che avvalendosi del rito abbreviato si è garantito uno sconto pari a un terzo della pena, mentre i complici hanno scelto la strada del patteggiamento previo accordo con la Procura prima dell’udienza. Una pena, tuttavia, ritenuta non congrua dal giudice, per questo la posizione dei tre stranieri sarà riesaminata il 15 maggio.

d)Alì Tunisi 39 anni  di nazionalità marocchina è stato condannato dal Tribunale di Trapani per violenza sessuale per aver baciato un ragazzino. La pena è di un anno e otto mesi. Il 30 maggio aveva avvicinato un ragazzino di 11 anni, nei pressi della villetta di Piazza della Repubblica, a Trapani, e lo aveva baciato tentando anche di convincerlo a seguirlo. Il minore era riuscito a fuggire e aveva riferito tutto alla madre che si era rivolta alla polizia.

e)Mustapha El Hajji marocchino di 30 anni TG BASSANO (mercoledì 18 luglio 2018) – Una sfilza di precedenti per reati contro la persona, minacce, aggressioni e porto abusivo di armi. Tanto che per anni gli è stato rifiutato il permesso di soggiorno. Fino a che, nel 2016, non ha sposato una ragazza di Mussolente. E lui Mustapha El Hajji marocchino di 30 anni, non solo divenuto inespellibile, ma ha raggiunto i privilegi che ritiene gli spettino. A cominciare proprio dal permesso di soggiorno, dopo avere promesso solennemente anche tramite il suo legale che avrebbe cambiato la sua condotta, avrebbe trovato un lavoro e si sarebbe dedicato alla sua nuova famiglia. Solo tante belle parole. Perché lo scorso 15 giugno il magrebino è entrato in un locale in via pio decimo, in città, minacciando con due coltellacci prima i gestori, poi gli agenti del commissariato, chiamati in aiuto. Ferendo addirittura un poliziotto. In sua difesa la moglie, la 20enne misquilese. Per lui sono scattate le manette e una condanna a un anno di reclusione. C’è di più. Perché è risultato che la moglie si sia presentata più vola al pronto soccorso con evidenti segni di maltrattamento. Su questo stanno facendo leva gli inquirenti nel caso venisse accertata una convivenza illecita.

f)Condannati due marocchini, per aver sequestrato e violentato una ragazza mentre l’altro filmava.

G)Marocchino tenta di abusare di una 17enne ubriaca, ma interviene il fidanzato della ragazza e mette in fuga l’aggressore. E’ successo a Castellaneta Marina (Taranto). L’aggressore, un 31enne senza fissa dimora, è stato ferma dai carabinieri per violenza sessuale aggravata su minore. L’uomo, di origini marocchine, era con altri ragazzi da poco conosciuti sulla spiaggia del litorale di Castellaneta Marina quando ha tentato gli abusi sulla ragazza, approfittando dello stato di ebbrezza alcolica della 17enne.
Il fidanzato della vittima è intervenuto colpendo l’uomo e costringendolo a scappare. Successivamente i carabinieri hanno rintracciato il fuggitivo mentre si trovava all’interno del Pronto Soccorso dell’ospedale «SS. Annunziata» di Taranto, dove era giunto soccorso da un’autoambulanza del 118. Il 31enne, irregolare sul territorio italiano, senza fissa dimora, sprovvisto di documenti e già colpito da un ordine di espulsione dal territorio dello Stato emesso dalla Questura di Palermo, è stato fermato e condotto in carcere.

H)Una giovane atleta di basket, molto conosciuta a Rieti ma attualmente impegnata agonisticamente all’estero, è stata sequestrata e rapinata la notte scorsa da uno straniero che, armato di coltello, le ha procurato anche delle piccole ferite sul corpo. La ragazza, figlia di un dirigente della polizia di stato, secondo quanto è stato ricostruito in queste ultime ore, è stata avvicinata nei pressi della pasticceria Giada dall’uomo, indicato come un marocchino, e costretta sotto la minaccia di un coltello a prelevare dei soldi a un bancomat al quartiere Borgo. Poi, entrambi sono risaliti in auto e a quel punto la giovane ha reagito riuscendo, alla fine, a scendere dalla macchina e a chiedere aiuto. Lo straniero, ferito alla mano dal suo stesso coltello, è fuggito e viene ricercato in tutto il territorio dalle forze dell’ordine. La ragazza è stata invece accompagnata al Pronto soccorso dove si trova tutt’ora in osservazione e medicata per i piccoli tagli riportati nel tentativo di sottrarsi alla violenza. La vittima è stata lungamente interrogata dagli inquirenti ai quali ha fornito una dettagliata ricostruzione dell’episodio e preziose indicazioni sull’identità.

I)Un 19enne marocchino è stato arrestato per aver picchiato e violentato una diciassettenne a Rho (Milano). La ragazza è stata violentata nella notte tra domenica e lunedì in un parco pubblico: i due si erano conosciuti occasionalmente la sera prima. Secondo una prima ricostruzione, basata sul racconto della giovane, ancora sotto choc, l’uomo quella notte, dopo aver bevuto parecchio, avrebbe spinto a terra la ragazza, l’avrebbe stuprata e poi le avrebbe preso il cellulare, un I-Phone 5, picchiandola con calci e pugni per vincere la sua resistenza.
Dopo di che sarebbe fuggito. La 17enne, ancora sotto choc, la mattina seguente si è rivolta ai carabinieri della Compagnia di Rho denunciando quanto accaduto. Quindi, è stato riferito, è stata accompagnata prima al Pronto soccorso dell’Ospedale del paese dell’hinterland e poi alla Clinica Mangiagalli di Milano per i necessari accertamenti medici. Accertamenti che hanno confermato il suo racconto. Da quanto è stato riferito, sulla base della descrizione fornita dalla vittima e di ulteriori accertamenti, i carabinieri sono riusciti ad identificare immediatamente il 19enne, rintracciandolo nel primo pomeriggio mentre si trovava in un negozio di Rho. Subito bloccato e perquisito, il marocchino, regolare, nullafacente e pregiudicato, è stato anche trovato in possesso del cellulare che era stato rubato alla ragazza. Immediatamente è stato fermato con le accuse di rapina e violenza sessuale e portato a San Vittore. Ora si è in attesa del provvedimento del gip in merito alla richiesta di convalida del fermo e della custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura.

L)Una notte di assoluta follia quella vissuta da un marocchino di 38 anni regolarmente presente sul territorio italiano, che è stato arrestato e condotto presso il carcere di Firenze.La scorsa notte l’uomo è stato fatto allontanare da un locale di Scandicci perchè dava fastidio agli altri avventori: una volta all’esterno il nordafricano, visibilmente alterato, ha iniziato a lanciare oggetti contro gli ignari passanti che si trovavano nei suoi paraggi in quel momento. A quel punto sono intervenuti 2 agenti di polizia fuori servizio per tentare di placare la sua follia, ma il 38enne anzichè darsi una regolata di fronte ad esponenti delle forze dell’ordine si è scagliato contro di loro picchiandoli selvaggiamente: solo l’arrivo di alcune volanti della polizia ha messo la parola fine alle sue intemperanze. Per gli agenti in borghese invece il pronto soccorso ha redatto 2 prognosi di rispettivamente 4 e 15 giorni. Successive indagini degli investigatori hanno fatto venire alla luce che il marocchino era una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, avendo già avuto in passato denunce per comportamenti molto simili a quello della scorsa notte oltre ad una per spaccio di stupefacenti. Dal carcere di Firenze l’uomo dovrà rispondere dei reati di resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Non fossero sufficienti, si è aggiunto anche il reato di danneggiamento aggravato poichè l’uomo, una volta condotto in questura, ha infranto una vetrata della stessa.

M)Tunisino stupra 30enne: orrore dopo la discoteca. Il gip: “Non sa controllare l’istinto” I fatti risalgono al 19 novembre scorso, ma i carabinieri della compagnia di Partinico sono riusciti ad arrestare solo oggi l’immigrato trentenne che ora risulta indiziato del reato di violenza sessuale.La violenza è stata brutale. Lo provano gli esami dei medici che hanno soccorso la giovane dopo essere stata barbaramente violentata fuori dalla Mob Disco Theatre, una discoteca di Villagrazia di Carini. E lo prova pure l’ordine di carcerazione emesso dal gip Filippo Lo Presti in cui Lausgi viene definito “incapace di controllare ogni genere di istinti” e dalla “impressionante spregiudicatezza”. Secondo la ricostruzione della procura di Palermo, che in questi mesi ha portato avanti le indagini, Khemais Lausgi avrebbe approfittato del “gravissimo stordimento dovuto all’assunzione di alcool e droga”, in cui versava l’italiana, e, spalleggiato da altre cinque belve che si trovavano insieme a lui, l’avrebbe costretta a subire atti sessuali completi, procurandole lesioni dovute ai reiterati tentativi della vittima di sottrarsi alla violenza. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’aggressione si sarebbe consumata nel parcheggio della discoteca di Villagrazia di Carini tra le 4 e le 8,30 della mattina del 19 novembre dell’anno scorso.Dopo che il branco l’aveva lasciata a terra semi svestita, la ragazza si era fatta dare un passaggio da alcuni sconosciuti e aveva raggiunto Balestrate, un paesino vicino a Palermo dove era in corso un “after party” al quale stavano partecipando alcuni amici. In stato confusionale e con i vestiti strappati, era stata soccorsa e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale. Determinante per il buon esito dell’attività di indagine l’esito degli accertamenti effettuati dal Reparto di Investigazione Scientifiche: il profilo genetico riscontrato sia sugli indumenti intimi che sul corpo della donna sarebbe compatibile con quello dell’indagato.Come ricorda Palermo Today, Lausgi è il “ras” della cocaina allo Zen di Palermo. Nel 2015 le Fiamme Gialle gli avevano sequestrato da cinque auto, due appartamenti e una villa. Un “impero” da circa 600mila euro che, secondo le accuse della procura di Palermo, il tunisino avrebbe messo con assegni circolari emessi da banche diverse che gli erano serviti a riciclare il denaro incassato dalla vendita della droga. L’anno dopo l’immigrato era poi rimasto ferito gravemente durante un vero e propri regolamento di conti tra spacciatori locali.Orrore nel parcheggio di una discoteca di Palermo. L’analisi choc dei medici: “Lesioni dovute ai reiterati tentativi della vittima di sottrarsi alla violenza”

N)Orrore ad Avezzano in Abruzzo ragazzina di 16 anni è stata stuprata da tre marocchini, tutti regolari e maggiorenni. La violenza, secondo quanto riporta Il Tempo, sarebbe avvenuta lo scorso dicembre ma solo adesso è stata resa nota per via del riserbo tenuto dagli inquirenti sulle indagini.Per il momento ci sono due indagati A.C., 26 anni e A.M., 24 anni. Ci sarebbe anche un terzo indagato ma si è reso irreperibile. Secondo le prime ricostruzioni, i marocchini frequentavano la ragazza da qualche mese. Poi, una sera, l’aggressione in un vicolo isolato. Uno dei tre avrebbe costretto al rapporto sessuale la minore, gli altri due avrebbero fatto da “palo” per controllare che no arrivasse nessuno.”Il gruppo costringeva la minore a seguirli in un vicolo con una scusa e A.C. la spogliava e la costringeva ad un rapporto sessuale”, si legge nella richiesta al giudice per le indagini preliminari. Poi anche la minaccia: “Non dire nulla, altrimenti ti faremo del male”.Sempre secondo gli inquirenti, come racconta Il Tempo, sembra che la violenza sessuale fosse stata pianificata nei minimi dettagli. La versione dei fatti dei marocchini invece è diversa. I due hanno affermato che uno di loro aveva già avuto più volte rapporti sessuali con la ragazzina e che si continuavano a vedere.

O)Anziana violentata da un immigrato a Castel Volturno. Una 74enne ha chiamato il 113 denunciando l’aggressione da parte di uno straniero. È ricoverata in clinica. Indagini della polizia. Casertano, dove la scorsa notte una donna di 74 anni sarebbe stata violentata da un immigrato. A denunciare i fatti la stessa vittima che ha allertato le forze dell’ordine. Sul posto sono arrivati gli agenti di polizia, che avrebbero trovato tracce ematiche nell’appartamento. L’anziana è stata ricoverata in clinica a Castel Volturno, dove si trova tuttora. Non sarebbe in pericolo di vita.

P)Ottantunenne violentata da un immigrato al parco per il pm nessun colpevole! La Procura di Milano chiede l’archiviazione dell’inchiesta perché dalle indagini della squadra mobile di Milano e coordinate dal pm Gianluca Prisco, non è stato raccolto «alcun elemento utile per l’individuazione dell’aggressore». Resterà irrisolto (ma i colpi di scena, magari dopo anni e anni, in Italia non sono certo una eccezione), il caso della violenza sessuale subita da un’italiana 81enne il 30 agosto dell’anno scorso in una delle vie limitrofe al bosco di Bruzzano, non distante dal Parco Nord. Il provvedimento era nell’aria da tempo, ma ora c’è l’ufficialità. Dagli accertamenti è emersa infatti sì una traccia genetica maschile, ma le comparazioni con altri Dna presenti nella banca dati non hanno dato risultati. A rendere il tutto più complicato l’assenza di telecamere di sorveglianza nella zona e, ovviamente, di testimoni.Secondo il racconto fatto da lei stessa agli inquirenti, l’anziana quel mattino era uscita di casa tra le 9 e le 10 quando era stata avvicinata da un uomo con un pretesto, poi spinta in un’area boschiva, quindi violentata. «Ho visto un giovane sui 30-35 anni, straniero – racconterà la donna agli investigatori -. Aveva un cappello nero, maglietta e pantaloni sempre neri. Pelle scura. Non era vestito di stracci, era pulito. In un primo tempo si è mostrato gentile, poi mi ha trascinato per alcuni metri in un’area più isolata, puntandomi un coltello alla gola prima di abusare di me». Inutile il disperato tentativo della donna di chiedere aiuto perché in quel momento, non c’erano passanti.La violenza era stata poi collegata ad altri casi di stupri e aggressioni varie, rimasti tutti senza un colpevole, avvenuti in quel periodo nella zona a nord di Milano, in particolare tra Niguarda e Affori e culminati il 23 novembre scorso con l’omicidio (ma stavolta l’ipotesi più accreditata resta quella della rapina finita male, ndr) della 67enne Marilena «Ella» Negri, accoltellata alla gola all’alba nel parco di Villa Litta, mentre portava a spasso il cane, da un malvivente che non è mai stato catturato.Senza nome anche lo stupratore che qualche giorno prima dell’omicidio della Negri, il 13 novembre, aveva violentato una ragazza peruviana di 21 anni poco lontano da lì, in via Majorana, nell’area di parcheggio all’uscita del pronto soccorso del Niguarda, dove la sudamericana stava partecipando come comparsa a una fiction televisiva. All’improvviso la giovane donna venne aggredita da un uomo lei lo descriverà ai carabinieri come «presumibilmente originario dell’Est Europa» che la trascinò in un parchetto al di là della pista ciclabile lungo il perimetro dell’ospedale: prima lo sconosciuto le rapinò il cellulare, poi ci fu lo stupro. Lei – impietrita, terrorizzata da un coltello puntato alla base del collo per impedirle di urlare – dopo l’aggressione e la fuga del bruto in bicicletta, si rivestì e tornò in ospedale per chiedere aiuto.

Q)Uccisa per 30 euro i killer della pensionata sono tre marocchini.Presi gli assassini di Mirella Ansaloni, 79 anni Incastrati dalla refurtiva in un compro oro.Avevano architettato tutto. Volevano derubarla, ma non si sono fatti scrupoli ad ucciderlaLei fu trovata riversa a terra in cucina con diverse ferite alla testa e sul collo, ma nessun segno di effrazione in casa. Ora il quadro delle ultime tragiche ore di vita di Mirella Ansaloni, 79 anni, è chiaro: non fu morte naturale, ma omicidio.Ci sono voluti poco più di un mese e la tenacia degli investigatori per portare ad una svolta il caso. La donna fu trovata morta nella sua casa di Finale Emilia, nel modenese, lo scorso 18 settembre. I carabinieri di Modena, coordinati dal pm Claudia Ferretti, hanno fermato ieri tre giovani, residenti con le famiglie in paese, tutti originari del Marocco. L’accusa è di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e dalla rapina. Sono stati capaci di ammazzare per poco meno. I tre ragazzi, fra i 19 e i 22 anni, hanno ucciso per 30 euro e due collier, uno, poi rivenduto per 500 euro. Ed è stata anche quella collana a tradirli: ritrovata fra le proposte di un «compro oro» a Milano, è stato come rinvenire l’arma fumante. La svolta è arrivata poi con il sopralluogo nella casa della signora, effettuato dal Ris di Parma una decina di giorni dopo la morte: i rilievi, incrociati con le evidenze dell’autopsia non hanno lasciato ulteriori dubbi.La donna, pur soffrendo di frequenti svenimenti, non avrebbe potuto procurarsi quelle ferite solo scivolando a terra e urtando le bottiglie che furono ritrovate in frantumi ai suoi piedi.Anche i segni sul collo dicevano di qualcosa di ben diverso da una caduta accidentale. Questo è il quadro cui sono arrivati gli inquirenti, insieme al procuratore capo di Modena, Lucia Musti. Ricostruita anche la dinamica antecedente ai fatti e la premeditazione del gesto. Uno dei tre assassini era stato a lungo vicino di casa della vittima: sarebbe stato lui ad ideare il piano, forse solo con l’intenzione di rapinare la donna di cui conosceva a perfezione orari ed abitudini.Lui ha raggranellato un paio di complici: quasi coetanei anch’essi residenti a Finale Emila. Ed anch’essi questo è il dato più spiazzante apparentemente ben inseriti nel paese emiliano. I tre si sono dati appuntamento nella casa ormai vuota, dove uno dei ragazzi aveva abitato, ingannando l’attesa per il rientro della donna, anche giocando al cellulare. Poi tutto è cominciato suonando il campanello per chiedere un bicchiere d’acqua. Il ragazzo sapeva che la donna lo conosceva e si sarebbe fidata. Poi l’aggressione, a bottigliate, quindi la razzia e la fuga.I tre si sono prima diretti a Ferrara in bus. Qui, dopo una prima manche di baldoria con la loro compagnia abituale nella città degli Estensi, si sono divisi. Uno dei tre assassini è rientrato a Finale Emilia. Gli altri due hanno proseguito per Milano in treno, venendo pure multati per non aver pagato il biglietto. L’obiettivo era piazzare meglio sul mercato lombardo i collier, ma uno, rotto durante la colluttazione, non è stato venduto.Quindi, fra locali e movida, i due hanno speso tutti i soldi guadagnati dalla vendita del gioiello, prima di rientrare a casa. A dare l’allarme dopo qualche giorno sono stati i vicini di casa della donna: da troppo tempo non la vedevano uscire.Il contributo dei vicini è stato fondamentale anche per via di un altro elemento. Una di loro notò uno dei ragazzi davanti a casa della donna proprio il giorno del delitto e scrisse al marito un sms manifestando la sua perplessità.

R) Pamela Mastropietro 18enne Romana tagliata a pezzi e messa in due valigie. Fermato e trattenuto un uomo di origini nigeriane per la morte di Pamela Mastropietro, ragazza romana, che è stata ritrovata fatta a pezzi in due valigie. Un testimone riferisce di aver visto ieri il nigeriano con due trolley in mano proprio nel comune del Maceratese. Omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere le ipotesi di reato.

Eh ..ci fermiamo per il momento a quest’ultimo fatto, ma non li perderemo di vista nemmeno un momento e non solo loro(che non sono certo i soli..), ma tutti quelli che nessun rispetto hanno di questo Popolo, della sua generosità, di questa Terra e soprattutto di Donne e Bambini, anzi speriamo che al piu’ presto e specialmente le nuove Generazioni, riprendano in mano la situazione come era d’uso qualche decennio fa’. Naturalmente lontano da noi ogni forma di razzismo ed orrori simili.

 

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