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NB: Pubblicato Lunedì, 23 Marzo 2015 09:38 | Scritto da Fabrizio Giusti

Da noi riportato:

ACCADDE OGGI – Il 23 marzo del 1944 la strage di Via Rasella. Al di là delle questioni storiche, la tragedia di un bambino sfortunato

Piero Zuccheretti è stato per decenni un fantasma. Della sua morte, avvenuta nel corso della ”Strage di Via Rasella”, nessuno sapeva e nessuno raccontava. Eppure all’anagrafe di Roma, il 23 marzo 1944, era stato registrato il suo decesso per scoppio di bomba e la famiglia ne aveva pubblicato il necrologio il 25 marzo. Il 27 marzo, in occasione dei funerali, si scrisse che Piero era morto nei fatti di Via Rasella. Esplicito, ma inutile per la memoria. Piero era nato il 7 maggio 1931. Aveva 12 anni e viveva in una realtà storica agghiacciante, fatta di morte, di violenze, attentati. Era la guerra, in una Roma occupata dalle truppe tedesche. Della tragica fatalità che determinò la fine del giovane, nel corso dell’attentato dei Gap, si è iniziato a parlare solo nel dopoguerra, prima con un procedimento civile e un processo a carico dei gappisti responsabili dell’attacco, quindi, solo negli anni novanta, per le polemiche scoppiate attorno ad una fotografia che lo ritraeva spezzato in due. Una sentenza di Cassazione ha dichiarato che quello scatto è un “falso”, un fotomontaggio. Eppure i sostenitori della veridicità dell’immagine sembrano avere dalla loro parte prove ulteriori a favore della tesi esattamente contraria a quella stabilita dal tribunale. La morte di Zuccheretti ha ispirato anche un’opera dell’artista statunitense Cy Twombly. Ma questi sono gli elementi della storia, di ciò che accadde dopo, di quello che avvenne anni o decenni dopo il suo sacrificio incolpevole, in mezzo ad un conflitto di cui non era responsabile e che subiva, come tutti i bambini italiani, tra scenari di miseria, fame, privazioni e follia. Piero venne investito in pieno dall’esplosione del carretto minato e innescato da Rosario Bentivegna. Il ragazzino, che lavorava presso una ditta di ottica in via degli Avignonesi, strada parallela al luogo dell’azione partigiana, fu ritrovato letteralmente dilaniato, con il busto a trenta metri dal resto del corpo. Nelle stesse condizioni furono rinvenute anche molte delle 33 vittime altoadesine della 11ª compagnia del III° battaglione del Polizeiregiment “Bozen“, appartenente alla polizia d’ordinanza. L’attentato di Via Rasella è ancora oggi materia di discussione e di divisione. Perchè a coloro che lo ritengono un atto eroico ed un’azione di guerra, si contrappone tutta un’altra scuola di pensiero che conserva quell’atto come un momento che non mutò il quadro dell’occupazione militare nella Capitale e che anzi scatenò la rappresaglia che maturò nel terribile eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui furono uccisi 335 prigionieri, tra cui dieci civili rastrellati nelle vicinanze di via Rasella, ebrei, detenuti comuni e anche una sessantina di militanti di Bandiera Rossa, molti appartenenti del Fronte Militare Clandestino del Colonnello Montezemolo e di Giustizia e Libertà, tutte formazioni (e anche questo è tutt’oggi materia di divergenze storiche) non comuniste e anticomuniste. Tuttavia, teoremi a parte, la strage di Via Rasella è stata decretata per sentenza una ”legittima azione di guerra”. E qui rimaniamo. Al di là delle appartenenze e dei giudizi, infatti, è la storia di quel bambino operaio a farci comprendere come sia disumana la guerra nelle sue scelte di morte. Un meccanismo infernale, allora come oggi, dove tanti e troppi bambini come Piero terminano prima la loro fragile esistenza. Zuccheretti, secondo le poche testimonianze, quel giorno fu attratto forse dai canti della compagnia “Bozen”. Voleva rincorrere la musica, giocare, passare un momento di serenità. Invece trovò una fine tragica, una morte terribile e priva di significato, negata per anni dai protagonisti di quei giorni e che è stata possibile rintracciare solo dopo tanti, troppi decenni. Oggi le giovani generazioni, se si facesse un rapido sondaggio, fanno fatica ad individuare la strage di Via Rasella. Non sanno, o solo superficialmente, cosa accadde dentro alle cave ardeatine. Naturalmente non possono sapere di Piero Zuccheretti, anni 12, mutilato nell’atto di guerra che è rimasto nei libri di storie per le conseguenze che originò e il dibattito politico e storico che ne scaturì. Un ragazzino sfortunato, sfigurato nella battaglia dei grandi, di coloro cioè che dovrebbero impartire insegnamenti e non essere veicoli di terrore o rappresaglia, omicidi e fucilazioni. Piero Zuccheretti a Roma non ha una via a lui dedicata. Sarebbe ora che qualcuno se ne occupasse. Non in quanto vittima di Via Rasella, ma perchè simbolo dell’infanzia vittima della guerra

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